giovedì 23 dicembre 2010

Il 23 dicembre: preparazione psicologica

Tipicamente, appena arriva il 1 Dicembre, per me inizia il countdown all'equivalente della Maratona di New York. E' il mese che apre tutta una serie di date importanti.

Prima tra tutte: L'Immacolata. Non perchè sia particolarmente religiosa, ma perché ironicamente io e Alessandro ci siamo conosciuti sei anni fa durante la notte tra il 7 e l'8 dicembre . Eravamo in discoteca, era circa l'una e mezza di mattina, ero al bancone a ordinare un drink quando si è fatto avanti e mi ha offerto il primo Cuba Libre di una lunga serie. Contro ogni senso comune del pudore, e nonostante le mie riserve sui ragazzi che rimorchiano al bancone, da quella serata è nata la storia più lunga in assoluto della mia vita. Insomma questa data, di solito la passiamo coccolati a casa a fare l'albero di Natale, con relativa tranquillità, coscienti che questo giorno apre le danze allla stagione delle festività, follia frenetica e completo caos.

Di solito, per qualche strano meccanismo spazio-temporale, il tempo si accelera a partire da quella data e tutto ad un tratto mi ritrovo al 23 dicembre e non ho ancora fatto un regalo!

Beh, non è completamente colpa mia... Venerdì scorso mi sono beccata un'infezione alla gola e un raffreddore, complice una mia passeggiata tra casa mia e l'estetista nella neve. Una scena tragicomica, vi giuro. Vedete, a Roma non siamo per niente abituati alle precipitazioni in generale, ma quelle nevose in particolare. Non intendo solo psicologicamente, ma per quanto mi riguarda non ho neanche il guardaroba adatto! Per ovvi motivi, sono parecchi anni che non mi passa neanche per l'anticamera del cervello di andare in montagna a sciare, quindi non c'è nessun motivo valido per la presenza di scarpe adatte alla neve nella mia (seppure vasta) collezione di scarpe. Ero tentata di annullare e godermi la neve dalla comodità del mio divano sotto il plaid, ma i massaggi sotto le feste sono di fondamentale importanza per preparare il fisico all'onda d'urto di familiari, pranzi e cene di rito.

L'unica soluzione abbastanza calda, e la mia scelta finale prima di affrontare il mondo esterno, era il paio di stivali alti imbottiti (senza tacco ovviamente) indossati con una calzamaglia di lana, jeans, tripla maglietta, maglione di lana, e un piumino simile a un sacco a pelo, cappello e guanti di lana. Appena esco dal portone mi rendo conto di aver fatto una vera cavolata: avevo pensato al freddo, ma non al ghiaccio, quello strano fenomeno che si presenta quanto il termometro scende sotto zero. Scendere gli scalini lungo l'ingresso del condominio è stato avventuroso a dire poco: sono riuscita ad evitare la morte ricordandomi di piazzare i piedi e il corpo in parallelo alla montagna (le parole del mio istruttore di sci quando avevo 8 anni) e scendere piano piano con passetti piccoli piccoli. Mi ero scordata della totale assenza di componenti di attrito sulla suola degl stivali, e ogni posizione diversa avrebbe avuto l'effetto pista di pattinaggio. Insomma, invece di durare 2 minuti e mezzo, quella passeggiata è durata 20 minuti.

Tutto questo per spiegarvi perchè tutt'oggi sono sotto antibiotico e non ho ancora fatto un regalo. La buona notizia è che la febbre non è tornata e che sono già migliorata parecchio. Oggi mediterò su delle soluzioni lastminute e inizierò a prepararmi psicologicamente ai prossimi 3 giorni, che si possono riassumere in poche parole: il 24 a cena dalla zia di Alessandro, il 25 dai miei genitori per il pranzo di Natale, e il 26 (udite udite) tutti a casa mia!! Ogni evento prevede la partecipazione di non meno di 18 persone, non meno di 6/7 portate, e (per fortuna) non è previsto che io cucini per nessuno dei suddetti pasti.

Starò seduta per una media di 5 ore a pasto a farmi imbottire come un'anatra da fois gras e cercherò di non pensare alla futilità dei miei tentativi di dieta nell'arco dell'anno. Si capisce, si esce da questo tour de force con almeno 4 chili in più, il fegato leggermente ingrossato e una rinnovata allergia ai tortellini in brodo, ma le tradizioni sono tradizioni, e ho imparato a non entrare nel panico...respira, espira, respira, espira...ecco, mi è già passata.

Voi cosa temete di più durante le feste? I vostri momenti preferiti quali sono?

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