mercoledì 4 aprile 2012

Tutti in libreria!

Un post dedicato alla mia amica Giada da Ros, la quale ha curato, un libro intitolato "STANCHI - Vivere con la Sindrome da Fatica Cronica", con tanto di prefazione del professor Tirelli (SBC Edizioni). Trattasi di una raccolta di testimonianze di 24 pazienti, inclusa Giada stessa.
 
Comprare questo libro ha l'obbiettivo di comunicare un senso reale di come e quanto questa malattia entri nella vita delle persone (se non ne siete affetti o non ne avete mai sentito parlare), oppure di farvi sentire parte di una comunità più ampia (se siete soli ad affrontare questa malattia oppure se ne soffre un vostro caro).
 
Tutto il ricavato va in beneficenza per la attività delle associazioni CFS di Aviano e l'Associazione di Pavia, per cui mi raccomando, se un giorno potete "correre" da qualche parte a fare shopping o potete farci correre qualcun altro per vostro conto sapete esattamente cosa fare.
 
Le vie della "corsa", ovviamente, includono i canali online quali Amazon e IBS , quindi non sarà necessario per i malati doversi spostare fisicamente. Come sapete (o se non lo sapete, leggete il libro, o il resto di questo blog) gli sforzi con questa malattia vanno centellinati come diamanti, quindi il consiglio spassionato ai malati è di conservare le proprie forze per leggere, non a fare la fila.
 
Il 12 Maggio, giornata mondiale della CFS, si avvicina, quindi regalatelo anche in questa occasione e sensibilizzate  più persone che potete.
 
Io ve ne sarò grata.
 
 

venerdì 25 febbraio 2011

Nuove scoperte: il segreto è nella spina!

Intrigati? Ora vi racconto.

Nella momentanea confusione sull'affare XMRV/MLV che dirsivoglia, ci serviva proprio un approccio fresco e nuovo per capire un possibile modo per finalmente andare dal medico, analisi in mano, e ricevere una diagnosi inequivocabile. Forse un gruppo di scienziati capeggiati da un tale Professor Schuzter dell'Università di Medicina del New Jersey ha trovato la chiave vincente. Tutto nasce dal fatto che i sintomi della CFS sono molto spesso confusi con quelli della malattia di Lyme, e non solo. La malattia di Lyme in molti casi è curabile con una terapia antibiotica, ma spesso produce uno strascico di sintomi anche dopo il trattamento, e in questi casi si chiama Malattia di Lyme Post Trattamento. Era solo una questione di tempo prima che qualcuno iniziasse a chiedersi cosa accomuna queste due antipatiche malattie, non vi pare? A quanto pare una cosina ci sarebbe: in parole povere abbiamo il fluido spinale bacato.

Per spiegarla in termini più tecnici, ecco le risposte del gruppo di scienziati, gentilmente sintetizzate in un riassunto prodotto dalla CFIDS Association of America. Ho tradotto per voi questo riassuntino e ve lo metto qui di seguito. Per le figure riferitevi all'originale. Sarà forse questo l'approccio fresco che stavamo aspettando?  Che ne pensate?

La Promessa del Proteoma
Un’analisi dell’articolo PLoS  ONE 
Oggi, il 23 febbraio 2011, nella rivista scientifica online PLoS ONE, dei ricercatori provenienti da sei istituti hanno pubblicato uno studio suggestivo che utilizza dei potenti mezzi di tecnologia investigativa per catalogare le proteine in campioni di fluido spinale nella sindrome d’affaticamento cronico (CFS) e la malattia di Lyme neurologica post-trattamento. Il lavoro entusiasmante è il prodotto di un grande team capeggiato da Steven Schuzter dell’Università di Medicina e Ortodonzia del New Jersey e Thomas Angel e Tao Liu della Pacific Northwest National Laboratory.
In un articolo intitolato “Distinti Proteomi del Fluido Cerebrospinale differenziano la Malattia di Lyme post trattamento e la CFS”, Schutzer e i suoi colleghi hanno analizzato dei campioni ottenuti da punture lombari da 43 partecipanti attentamente valutati utilizzando i criteri Fukuda del 1994, 25 partecipanti che corrispondevano ai criteri CDC per la malattia di Lyme e che avevano completato almeno tre settimane di terapia antibiotica endovena almeno quattro mesi prima, e 11 partecipanti di controllo. I gruppi di confronto tra le malattie sono stati scelti vista la corrispondenza dei sintomi relativi al sistema nervoso centrale (SNC) e mancanza di spiegazione medica per sia la CFS e la Malattia di Lyme post trattamento. Scrivono, “Specifiche anormalità trovate nel fluido cerebrospinale (FCS) relative alla CFS e la Malattia di Lyme post trattamento suggerirebbero un coinvolgimento del SNC e  potrebbero facilitare una comprensione meccanicistica”.

Gli studiosi hanno combinato due tecnologie potenti chiamati la spettroscopia di massa e  la cromatografia per analizzare i campioni di FCS. La spettroscopia è uno strumento che misura la massa delle particelle e quindi la composizione di un campione. La cromatografia misura le proporzioni relative delle particelle in una miscela. Questa combinazione di metodi è stata selezionata per la capacità di lanciare un’ampia rete di “scoperta” nell’analisi di campioni biologici complessi, senza dover definire a priori quali proteine potrebbero essere presenti. Il gruppo aveva precedentemente identificato un “proteoma” comprensivo normale come punto di riferimento per il confronto con campioni infetti. Il termine proteoma si riferisce all’intera gamma di proteine ritrovati in un campione biologico; in questo caso, il fluido cerebrospinale. Le proteine sono composte dal particelle più piccole denominate peptidi.

Utilizzando queste analisi, il gruppo di ricerca è stato in grado di generare una lista comprensiva di 30.000 peptidi nei campioni raccolti dai partecipanti in ciascun gruppo di malati. Di questi 30.000 peptidi, 738 proteine sono state ritrovate solo nei partecipanti con la CFS (Figura 1). I campioni raccolti da pazienti con la malattia di Lyme post trattamento avevano 692 proteine esclusive, e il gruppo di controllo ne presentava 724. Hanno individuato delle differenze nei livelli di varie proteine tra gruppi e quelli della CFS e la Malattia di Lyme avevano più proteine in comune rispetto al gruppo di controllo.
 

 Figura 1: Diagramma di Venn riportando la distribuzione delle proteine identificate nei tre gruppi.
Esaminando le vie biologiche implicate nelle varie proteine identificate, il gruppo di ricerca ha scoperto che le proteine nella cascata complementare erano abbondantemente elevate nei campioni dei pazienti con la Malattia di Lyme post trattamento e la CFS rispetto al gruppo di controllo, ma a livelli diversi tra loro. Il sistema complementare fa parte del sistema immunitario e serve a sgomberare patogeni infettivi. Curiosamente, nel 2005, una ricerca sui proteomi condotta da James N. Baraniuk e pubblicata nella rivista BMC Neurology, le proteine del sistema complementare sono state identificate anche nel fluido cerebrospinale di pazienti con la CFS e differenziavano i pazienti CFS dal gruppo sano di controllo. Le alterazioni nelle vie della cascata complementare sono state un’anormalità relativamente consistente nei pazienti con la CFS (Sorensen B, et al., 2003 e 2009). Tale convergenza di dati implica che vi sono dei marker e  delle vie biologiche che dovrebbero avere una priorità per la verifica e la validazione.
Le proteine coinvolte nella via di segnalazione CDK5 erano significativamente più ricche nei pazienti con la CFS. Alterazioni nelle vie d’attivazione CDK5 sono state collegate alla malattia di Parkinson e Alzheimer. Le proteine coinvolte in specifiche funzioni neurologiche erano più basse in pazienti con la CFS rispetto a pazienti con la Malattia di Lyme post trattamento, ed entrambi i gruppi avevano livelli più bassi rispetto al gruppo di controllo. Gli autori riconoscono che la significatività clinica delle proteine e rispettivi livelli identificati nel gruppo di controllo è “difficile da determinare nella fase della scoperta”.
Hanno anche esaminato campioni individuali di FCS (invece di campioni raggruppati) di partecipanti con la CFS e la Malattia di Lyme post trattamento. Nel fare ciò, hanno identificato una gamma di proteine che distinguevano i due stati delle malattie (Figure 2A e 2B). Analizzando campioni individuali di FCS, hanno determinato che pazienti con la malattia di Lyme si distinguono da pazienti con la CFS. La capacità di distinguere la CFS e la malattia di Lyme post trattamento sulla base di queste proteine ha delle implicazioni diagnostiche importanti. Dato che l’agente eziologico per la malattia di Lyme è conosciuto come la Borrelia burgdorferi, tale scoperta suggerisce che vi sono patofisiologie distinte per queste due malattie clinicamente simili. Suggerisce altresì che vi sarebbero diversi approcci nella cura delle malattie. Alcuni hanno proposto che la Malattia di Lyme post trattamento rappresenterebbero un sotto-insieme della CFS; tuttavia, gli autori concludono che i loro dati non fornirebbero alcun supporto per questo concetto.
Figura 2: Analisi comparative dei proteomi CFS e Malattia di Lyme post trattamento individuali


Nella sezione finale di discussione, gli autori affermano che “ l’analisi sui proteomi del FCS potrebbe fornire elementi importanti e significativi sui processi biologici modulati in funzione della malattia e facilitare l’identificazione di proteine candidati per ulteriori studi scientifici … La distinzione tra la CFS e la Malattia di Lyme post trattamento avrà implicazioni eziologiche che potrebbero portare a nuovi tipi di diagnostica e interventi terapeutici”.  Suggeriscono che dalla scoperta di questi candidati nel fluido cerebrospinali, ora è possibile condurre ricerche mirate per queste proteine nel sangue.
Questa squadra di ricerca ha fornito la lista comprensiva delle proteine identificate nell’articolo aperto al pubblico. Questo renderà possibile l’ulteriore esplorazione e interrogazione dei dati  da parte di questi e altri ricercatori. Questa lista di proteine può essere immediatamente contestualizzata tra altre scoperte nella letterature riguardante la CFS utilizzando strumenti di computazione e di ritrovamento di testo d’avanguardia. Potrebbe rapidamente accelerare l’identificazione delle proteine e vie più promettenti per generare saggi diagnostici obbiettivi e trattamenti mirati. La direttrice scientifica dell’Associazione, Suzanne D. Vernon, PhD, commenta, “Sono particolarmente entusiasta per questa ricerca e la nuove vie per la ricerca che ha aperto. Accoppiando questo tesoro trovato di liste di proteine con le risorse biologiche e cliniche nella Banca Biologica SolveCFS dell’Associazione accelererà il passo con cui tali marker biologici potranno essere verificati e validati, auspicalmente raccorciando il salto tra la scoperta di laboratorio all’applicazione al paziente. I contributi di questo gruppo alla comprensione delle biologia della CFS e della Malattia di Lyme post trattamento non avrebbero potuto arrivare in momento più opportuno per il campo e la comunità dei pazienti”. La tempesta infuocata generata dalla ingiuriosa Prova PACE nel Regno Unito e l’incertezza sul ruolo della XMRV/MLVs nella CFS hanno avuto i loro effetti sull’intera comunità di pazienti, rappresentanti e ricercatori.

L’articolo rappresenta un modello di partnership tra vari istituti e agenzie di finanziamento. E’ stata supportata dall’Istituto Nazionale della Salute (Istituto Nazionale di Allergie e Malattie Infettive, Istituto Nazionale dell’Abuso di Droga, Istituto Nazionale di Malattie Neurologiche e Ictus, e il Centro Nazionale di Risorse di Ricerca), il Consiglio di Ricerca Svedese, il Centro Tecnologico di Neurodiagnostica Uppsala Berzelli , Time for Lyme, L’Associazione Malattia di Lyme e il Fondo Tami. La Pacific Northwest National Laboratory è una struttura scientifica utenti nazionale sponsorizzata dal Dipartimento di Energia. I pazienti CFS sono stati valutati da Benjamin Natelson alla Albert Einstein School of Medicine. I pazienti con la Malattia di Lyme sono stati identificati e valutati da Brian Fallon alla Columbia University. Jonas Berquist dell’Università di Uppsala in Svezia ha assistito nell’analisi dei dati. Lo sforzo congiunto, l’utilizzo di nuove tecnologie di scoperta e la disponibilità a volontariamente condividere dati per avanzare l’intero campo rappresenta un’iniziativa d’ispirazione del 21esimo secolo, degna di grandi speranze.

La CFIDS Association of America è impegnata nel progresso della ricerca che porti all’identificazione precoce, la diagnosi oggettiva e il trattamento efficace della CFS. Le comunità mediche e scientifiche sono obbligate a comprendere le radici biologiche della CFS in modo da rendere disponibili terapie mirate ed efficaci ai milioni di persone nel mondo, le cui vite sono state dirottate dalla CFS.

giovedì 24 febbraio 2011

La Parola Amico

L'amicizia, si sa, è un valore importante per tutti gli esseri sociali. Del resto siamo chi conosciamo, siamo le persone che siamo grazie al contributo di tante persone che ci sostengono e che ci apprezzano. Ma non è solo una questione di formazione del nostro carattere, le amicizie nascono per un bisogno profondo, istintivo: non vogliamo essere soli su questa terra, puro e semplice.

L'era di internet, e tutti gli strumenti che si porta dietro - social network, blog, pagine personali ecc. - teoricamente avrebbe dovuto assecondare questo nostro bisogno e fornirci più opzioni. Adesso possiamo ricollegarci ad amici del passato, approfondire conoscenze superficiali, ed espandere in modo esponenziale la nostra rete di amicizie attraversando oceani, confini politici e sociali..non è meraviglioso?

A quanto pare non tanto. Mi ha aperto gli occhi un recente incidente diplomatico su un noto social network. Premetto che non sono una maleducata. Lo so, tutti amano pensare il meglio di loro stessi, ma davvero, non lo dico solo io...lo dicono tanti dei miei amici in carne e ossa che sono affabile, diplomatica e anche troppo a volte. Per questo mi ha quasi fatto cadere dal divano un messaggio che mi chiedeva in modo secco e molto antipatico di rifiutare una richiesta di amicizia. Cito testualmente: "siccome non hai accettato la mia richiesta di amicizia e a me non interessa più, fammi un piacere, rifiutala altrimenti continuo a vedere le tue cose, ricevere tue notifiche e non mi va, grazie mille". A quanto pare avevo una richiesta di amicizia da una persona sconosciuta che avevo fatto attendere troppo a lungo. Ma veramente? E' questo che siamo diventati?

Ho riflettuto molto sull'argomento, avendo molto tempo a disposizione negli anni ho potuto apprezzare l'evoluzione delle mie amicizie anche grazie alla mia malattia. Come un deragliamento di un treno, gli effetti del quale sono inizialmente devastanti (pezzi che si perdono, danni a cose e persone circostanti), la CFS, una volta sgomberati i resti e spazzata via la polvere, si può apprezzare la reale forza del treno meravigliandosi di quei pezzi che sono sopravvissuti alla tragedia e sono rimasti attaccati.

Quando diventi malata la tua vita sociale non muore subito, anzi: all'inizio c'è un gran brusio di persone che ti chiamano e vogliono sapere come stai, cos'hai, quando torni al lavoro, quando si esce fuori a pranzo o fare shopping. Il problema, quando hai la CFS, è quando si fornisce loro la risposta. Se sei fortunata, ci sono molte domande che seguono, tutte orlate dal dubbio che s'insinua nelle voci dei tuoi interlocutori, per poi risolversi in un silenzio di comprensione e/o d'indifferenza. Se sei sfortunata, la gente inizia a staccarsi come le foglie dall'albero, piano, senza rumore.

Ci sono però delle armi che ho imparato ad usare e che hanno un effetto di saldatura su quei pochi pezzi rimasti e bisogna imparare il prima possibile ad usarle se non si vuole fare la fine dell'eremita. La prima cosa è l'informazione. Ovvio, penserete, ma è il modo di fornire queste informazioni che fa la differenza. Bisogna levarsi dalla testa di fare gli informatori scientifici, lasciando quella particolare forma di comunicazione ai medici, e iniziare a parlare non delle generalità della malattia, ma di come ci si sente, di come questa malattia ci sta sconvolgendo la vita. Non è facile dire "ho paura", "le cause della mia malattia non sono ben conosciute", "sono troppo stanca per farmi la doccia", ma bisogna trovare il modo di dirlo a chi ti è rimasto vicino, non dare mai per scontato che lo sappiano già.

La seconda arma non è tanto un'arma quanto l'approfittarsi di una condizione in cui ci troviamo. Di fatti, è come se qualcuno stesse controllando il DVD della nostra vita e avesse spinto il tasto "pausa" o l'abbia rallentato all'inverosimile. Quindi siamo fermi, a guardare il mondo che va avanti, i nostri amici che fanno carriera, le nostre amiche che allargano la famiglia, e noi a combattere con le nostre frustrazioni da soli in casa. Ma non deve essere necessariamente così. No.

Mi sono resa conto che, quando anch'io facevo parte di quel mondo che andava avanti avevo raramente tempo da dedicare ai miei amici. Non avevo tempo per capire a fondo i loro problemi, di dedicare loro tutta la mia attenzione, perché spesso le nostre conversazioni consistevano in 5 minuti rubati al telefono della mia scrivania mentre lavoravo durante l'ennesima pausa pranzo per un closing imminente, oppure in aperitivi in cui tutti sputavano i loro problemi senza davvero ascoltare l'altro. Ora la maggior parte delle mie amiche si trovano nella stessa barca, ma la cosa che mi conforta è che sanno che io a casa ci sono sempre e se hanno un problema, in fatti, sono la prima persona che chiamano.

Non ho sempre avuto la forza di stare ore al telefono, ma, se passavano a casa e accettavano di farsi il caffè da sole, avevo sempre le orecchie aperte per una crisi sentimentale e/o problemi con il capo e di solito grazie all'ascolto riuscivo anche a tirare fuori delle proposte sensate per risolvere oppure per calmarle. In un certo senso ascoltare i problemi degli altri mi distraeva dai miei, che tanto non si potevano risolvere, e mi permetteva di prendermi cura degli altri e sentirmi amata....Un po’ egoistico come ragionamento, ma ha funzionato. Adesso che sono migliorata un po’ e magari sono fuori casa, noto una certa delusione nella loro voce quando mi chiedono: ma dov'eri?

Sono molto grata per le mie amiche, sono state impagabili e fondamentali nel mio cammino verso un piano più alto di benessere interiore: mi hanno fatto capire il reale valore della parola amico. Sapete chi siete, e vi voglio bene.

sabato 22 gennaio 2011

Dilemma Dispendio Energetico

Ciaoo....eccomi, dopo 13 ore di sonno dopo un Venerdì così casalingo che più di così non si può. Tito ci ha graziati e, dopo le meravigliose medicine prescritte dalla veterinaria, mi ha permesso di dormire senza interruzioni. Miracolo!! Grazie al massaggio, ora sono un po meno fiacca e dolorante di ieri e mi trovo davanti ad un classico caso di DDE: Dilemma Dispendio Energetico.

E' Sabato e oggi è il 40esimo compleanno di un nostro amico, sarei rimasta a casa a ricaricare le batterie un altro pochino ma la voglia di socializzare sta prendendo il sopravvento. I compleanni sono splendide occasioni perchè puoi vedere assolutamente tutti i tuoi amici in una volta sola, e ricaricare quella parte della tua personalità che tieni nel cassetto quando stai ricaricando il tuo corpo. Ecco un lato del dilemma.

Dall'altro... c'è il timore vivo e vegeto di ritrovarmi con un'altra settimana a letto con la nausea e dolori come questa e, come se non bastasse questa casa è un disastro! Il pavimento ha le impronta di fango incrostato delle zampette di Tito, e tutti i panni che sono riuscita a lavare lunedì sono ancora stesi e andrebbero stirati (sono in guerra con la donna delle pulizie). Ovviamente non mi potevo muovere oggi se volevo avere almeno la speranza di uscire stasera, quindi mi sono limitata a contemplare il da farsi dal divano nell'attesa di uscire per un massaggio. Ovviamente c'è anche il fatto che se esco stasera le probabilità di poter far fronte alla situazione domani sono proprio minime e quindi se ne dovrà parlare lunedì o martedì, e non sono proprio sicura che Ale riuscirà a sopportare la situazione per così tanto tempo. Sta lavorando come un mulo grazie ad un recente ammutinamento di personale al bar e non avrà sicuramente voglia di sistemare casa durante l'unico giorno di pausa che ha...ma certamente preferirà vedere me vestita decentemente e truccata rispetto alla casa immacolata, non credete?

Ufffff...so benissimo che domani me ne pentirò, ma 1) oggi mi sono riposata 2) ho fatto un massaggio stupendo e rigenerante, 3) grazie a questa settimana di esaurimento e la nausea ho perso 1 kg (sempre ricordarsi di quei rarissimi lati positivi della CFS), 4) non vedo Alessandro fuori dalle 4 mura da Domenica scorsa e ho paura che inizierà a confondermi con il piumino se non faccio almeno lo sforzo di uscire con lui. Per i motivi di cui sopra, me la rischio e me ne infischio! Ehi, non so se l'avete notato, ma nello spazio di un solo post, sono riuscita a coniare un nuovo acronimo E un nuovo slogan...niente male per una giornata di recupero, di solito non m'invento proprio niente. Significherà che sto riprendendo possesso delle facoltà mentali o che sono semplicemente troppo innamorata dei miei pensieri senza senso? A voi il verdetto.

venerdì 21 gennaio 2011

Infermiera Canina

Che bella la vita! Proprio quando ti dici "oggi mi riposo un po" non fai in tempo a dirlo che subito succede qualcosa. Devo dirvi che oggi per fortuna mi sono svegliata senza nausea, ma sempre un po troppo fiacca e dolorante per i miei gusti, quindi, post passeggiata con Tito, il programma era di rimettermi in pigiama e guardare una sfilza di film dopo l'altro. Ero talmente focalizzata su quest'idea che ho cercato d'ignorare la consistenza inusuale (non c'è un modo carino di dire diarrea, proprio non c'è) degli escrementi di Tito stamattina, e siamo tornati a casa: lui sul divano di Ale, io sull'altro, a sonnecchiare.

A un certo punto, lui gratta alla porta finestra che da sul giardino e lo faccio uscire. Dopo un po che non lo vedo rientrare, infilo le pantofole ed esco fuori. Ci metto un po a capire cos'era successo. Intravedo le zampe posteriori del cane tra i rami della siepe e sento una specie di piagnucolio. Si era incastrato tra le sbarre cercando di uscire dal giardino! All'inizio cerco di farlo tornare indietro, ma non ci riuscivo, quindi ho dovuto dare uno spettacolo comico ai miei vicini che stavano scaricando la spesa nel viale e uscire in pigiama e pantofole per tirarlo fuori dall'esterno. Appena rientriamo in casa, lui esce fuori in giardino e "esplode". Doveva essere proprio disperato poverino, di solito piuttosto muore pur di non farla in giardino (capisce benissimo che se la facesse lì non lo porterei più a spasso). Appena finito, non soddisfatto ovviamente, inizia a vomitare. Io entro in modalità panico e chiamo la veterinaria, che mi dice di portarlo subito lì.

Facile a dirsi, un po più complicato a farsi. Cerco di vestirmi e senza accorgermene infilo 2 maglioni invece di 1 solo, metto la giacca, infilo la pettorina e guinzaglio a Tito (il quale è entrato in frenesia totale all'idea di un'altra passeggiata), prendo le chiavi della macchina e, per fortuna quando stavo per sbattere la porta, mi ricordo di prendere le chiavi di casa e il suo libbretto dei vaccini. Con tutte queste cose in mano, la borsa, le chiavi, il cellulare, e Tito che mi cerca di slogare il braccio a furia di tirare, i capelli tirati su col mollettone, l'impronta del cuscino del divano sul viso e gli occhi stanchi, sembravo la Befana in preda ad una crisi di nervi.

Ci vuole un sacco d'energia per guidare, la concentrazione è massima e i muscoli devono lavorare tra i pedali, e ho fatto due o tre bei respiri prima di fare manovra e dirigermi verso la clinica, dove la veterinaria è assolutamente splendida e simpatica, ma dove è quasi impossibile trovare parcheggio. Dopo 40 minuti circa, esausta, trovo un posto per parcheggiare a 4 passi dalla clinica, peccato che sono 4 passi tutti in salita, sempre con Tito che si è trasformato in cane da slitta e in modalità diarrea esplosiva! In meno di mezz'ora la visita è conclusa e sono già fuori diretta verso la macchina, con tutte le istruzioni per la cura e la ricetta....oddio, la ricetta!!! Ero talmente rimambita da tutti gli eventi che mi ero dimenticata la ricetta nello studio della dottoressa!! Purtroppo me ne accorgo quando sono già seduta in macchina e non ho altra scelta che tornare indietro...fantastico. Prima di ripartire chiamo Alessandro e mi faccio comprare le medicine -impossibile andare in farmacia, voglio solo tornare a casa. Solo quando rientro a casa, con crampi ovunque, mi accorgo di avere 2 maglioni addosso e che non ho neanche chiuso la porta a chiave...in questi casi le possibilità sono 2: o ti chiami Einstein oppure forse hai una bella ricaduta di CFS imminente.

A quanto pare se c'è qualcuno in questa casa che ha l'influenza intestinale, è Tito, non io. Io mi devo rassegnare ad aggiungere ancora un altro paio di giorni al mio recupero anti-ricaduta, a meno che domani il massaggio non faccia un miracolo di dimensioni storiche.

A raccontarvela la storia mi ha fatto ridere, spero che faccia ridere anche voi.... C'è una certa tragicomicità in tutto questo, e naturalmente c'è il fatto positivo che sono riuscita a salvare Tito dalla disidratazione e sono stata in grado di aiutarlo da sola - l'anno scorso non riuscivo neanche a guidare e avrei dovuto chiedere l'aiuto di qualcuno. Sono contenta per questo, grata per questo, e penso che anche se non mi sento tanto bene, almeno non sono l'unica "paziente" questa sera.

giovedì 20 gennaio 2011

Hai mai pregato di avere l'influenza?

Se avete letto il titolo di questo articolo e pensate che sia diventata pazza, non siete così lontani dalla verità ma al tempo stesso non potreste sbagliarvi più di così. Confusi? Procederò con l'illuminazione!

Mi sono svegliata presto stamattina (9.30) e il momento che ho alzato la testa dal cuscino ho provato una nausea che non provavo da un bel po, debole e dolorante. Mi sono arresa e per un'ora mi sono concentrata sulla TV mattutina e mi sono addormentata. Ore 11.00, mi sveglia la voce dei contendenti di Forum e cerco di convincere il mio stomaco, la testa, e le gambe che una passeggiata in salotto a recuperare il Malox non mi avrebbe uccisa. Lo recupero e torno a letto, mi riaddormento. Mi alzo, destata, finalmente, da una telefonata di una cliente che ha un'altro lavoro da darmi, oltre a quello che devo consegnare domani, da consegnare lunedì. Cerco la mia voce professionale, e rispondo sì, certo (a quanto pare tanto questo fine settimana dovrò stare comunque in casa). Alle 14.30 e mi faccio un the all'arancio e cannella (Twinings - l'ho comprato al supermercato d'impulso la settimana scorsa). Buono. Accendo il PC e contemplo il lavoro da fare, cercando di capire se mi conviene portare prima fuori Tito o farlo soffrire un altro po per approfittare di una sospensione della nausea per lavorare. Vince Tito (Alessandro è uscito presto per lavorare al bar). Lo porto fuori e la pioggia miracolosamente finisce ed esce il sole. Ottimo. Rientro e prendo posizione sul divano per lavorare. Non ho fame, ma cerco di mangiare uno yoghurt. Rimane giù. Ottimo. Non riesco a concentrarmi, e cerco di distrarmi chiacchierando con le mie amiche su Skype. Entrambe hanno problemi con gli uomini e io sono tutta orecchie perchè se ho l'occasione di non pensare alle possibili cause del mio stato fisico mi sento meno sfigata. Inventario delle possibili cause sono: Supermercato sabato scorso (una gita avventurosa, completa di carico e scarico macchina), pulizie lunedì (la donna non poteva venire e io mi sentivo bene, e gasata dal successone del supermercato), non vado a farmi massaggi da più di una settimana (Giordana, l'estetista, ha avuto problemi ai legamenti fino a martedì), martedì invece di andare a farmi un massaggio sono andata dal parrucchiere per farmi le meches (anno nuovo...torno bionda)..........Causa principe a cui mi sono aggrappata a fine giornata, che mi ha permessa di concentrarmi e finire il lavoro che dovevo consegnare domani: forse ho l'influenza intestinale...Speriamo, speriamo davvero.

Ora torno a letto, è tornato Ale e lui capisce esattamente come mi sento perchè ha lavorato in piedi dietro al bancone dalle 6.30 fino alle 21.30, e poi ha portato fuori Tito.

giovedì 6 gennaio 2011

Facciamo il punto sulla X

Il dibattito continua sulla XMRV, e sembra chiaro che ci vorrà un po di tempo per fare chiarezza sui metodi utilizzati in laboratorio prima che si arrivi al nesso causale e terapie sperimentali. A "buttarci nella mischia" questa volta è il New York Times, in un articolo un po lungo e confuso, ma che - se avrete pazienza per leggerlo fino alla fine, fornisce un quadro della situazione di partenza per questo nuovo anno. Io sono chiaramente schierata a favore della tesi della Whittemore - la Judy Mikovits è il mio idolo e non me la può toccare nessuno - ma questo non significa che non vi debba spiegare i due lati della storia, vi pare? Segue la traduzione dell'articolo . Voi cosa ne pensate?

Spossati dalla Malattia, e Dubbi
Pubblicato: 3 Gennaio, 2011
La sindrome di affaticamento cronico causa una miriade di sintomi debilitanti: profonda spossatezza, disturbi del sonno, dolori muscolari e articolari e seri problemi cognitivi, tra gli altri. Ma qual è la causa vera e propria della sindrome?
Sin dall’identificazione dei primi casi negli Stati Uniti negli anni 80, la domanda ha diviso gli scienziati. Alcuni hanno sospettato che una o più infezioni virali potrebbero avere un ruolo centrale.
Tuttavia molti altri ricercatori – oltre a parenti, amici, datori di lavoro, medici e assicurazioni dei milioni o più americani che si stima soffrono dalla malattia – lo hanno liquidato come una malattia da stress, psicosomatica o semplicemente immaginaria.
Ora, gli annunci recenti che si sono susseguiti hanno evidenziato sia la volatilità della questione sia l’ambiguità della scienza, e hanno alternato la speranza e la delusione dei pazienti.
Il 14 Dicembre, un comitato dedicato ha suggerito il divieto di donazioni alla Food and Drug Administration (FDA - Autorità Sanitaria USA) da parte di persone con la CFS (come spesso viene chiamata la malattia) nella loro anamnesi. L’obbiettivo era di prevenire la possibile trasmissione dei virus che due ricerche prominenti hanno collegato alla malattia.
Ma poi, il 20 Dicembre, la rivista Retrovirology ha pubblicato quattro articoli indicando che i risultati chiave di queste ricerche potrebbero essere stati prodotti da contaminazioni di laboratorio.
La FDA non è costretta ad accettare l’opinione del comitato, ma i pazienti hanno acclamato la raccomandazione come un segnale di serietà nei confronti della loro malattia.
“Quando un comitato FDA consiglia un divieto di donazioni per pazienti con la CFS, questo ha giocoforza un impatto sul modo di affrontare la questione da parte dei medici”, commenta Mary Schweitzer, una ex professoressa di storia di Villanova, che scrive frequentemente su come si vive con la malattia. La Dr.ssa Schweitzer dice che è stata incapace di lavorare per 16 anni a causa della sindrome, che le è stata diagnosticata a seguito di una serie di malattie simil-influenzali.
 Le ricerche che hanno allarmato la FDA avevano riportato che persone con la sindrome, anche chiamata encefalomielite mialgica o encefalopatia mialgica in Europa, hanno un tasso più elevato di infezione dal virus XMRV o altre appartenenti alla stessa categoria, conosciute come virus MLV. (Questi virus fanno tutti parte della famiglia dei virus MLV – Leucemia Murina (dei topi), alcuni dei quali possono infettare altre specie oltre che i topi; il loro, eventuale, ruolo nelle malattie umane, rimane poco conosciuto.)
Tuttavia, diverse altre squadre di ricerca nello scorso anno non hanno trovato alcuna connessione tra la sindrome d’affaticamento cronico e questi virus, anche se nessuna ha ancora provato a replicare i metodi esatti applicati dai ricercatori che hanno individuato il collegamento.
I nuovi studi pubblicati in Retrovirology hanno riportato che la contaminazione di campioni di tessuto o altri elementi di laboratorio con il DNA di topi o materiale genetico virale potrebbe causare falsi positivi per XMRV, e di conseguenza anche altri virus MLV, nello specifico nell’utilizzo della tecnologia basata sulla reazione a catena della polimerasi. Questa tecnica produce rapidamente milioni di copie di segmenti genetici, quindi persino tracce minuscole di contaminazione genetica potrebbero distorcere i risultati.
 “La nostra conclusione è molto semplice: l’ XMRV non è la causa della sindrome d’affaticamento cronico”, ha commentato il primo autore di una di queste ricerche, Greg Towers, un professore di virologia presso la University College London, in una dichiarazione emessa dall’Istituto Sanger della Wellcome Trust, il centro di ricerca britannico che ha contribuito a sponsorizzare la ricerca.
Altri scienziati e rappresentanti dei pazienti hanno duramente criticato questa asserita certezza come un’affermazione non garantita, notando che gli stessi studi della rivista Retrovirology si sono espressi in termini più cauti. I critici concordano che le contaminazioni sono un fattore importante quando si utilizza la tecnologia basata sulla reazione a catena della polimerasi (PCR).  Tuttavia,  gli studi nuovi, commenta Eric Gordon, un medico di Santa Rosa, California, che ha in cura molti pazienti che soffrono della malattia, non valutano altre strategie oltre alla PCR per rilevare i virus MLV, quali esami di risposta immunitaria e  la coltura cellulare dei virus.
“Gli articoli provano il punto che la PCR non funziona molto bene con questi virus, e poi si comportano come se questo potesse smentire l’intero concetto”, dice il Dr. Gordon.
L’XMRV è stato identificato per la prima volta nel 2006 e in alcuni studi stato trovato in pazienti con il cancro alla prostata. E’ stato collegato alla sindrome d’affaticamento cronico in ottobre del 2009, in uno studio pubblicato nella rivista Science di ricercatori dalla Whittemore Peterson Institute per Malattie Neuro-Immunitarie presso l’Università del Nevada, a Reno, il National Cancer Institute e la Cleveland Clinic.
I ricercatori si sono avvalsi della tecnologia PCR per dimostrare che circa due terzi dei pazienti ma meno del 4 percento della popolazione di controllo avevano l’XMRV. Tuttavia, utilizzando altre tecnologie, hanno anche documentato una risposta degli anticorpi in alcuni pazienti CFS, e hanno riportato che l’XMRV presente nel sangue umano potrebbe infettare altre cellule umane.
In una dichiarazione rilasciata in risposta alle nuove ricerche di Retrovirology, Judy A. Mikovits, direttrice della ricerca presso la Whittemore Peterson e il primo autore della ricerca pubblicata su Science, ha detto che la sua squadra ha applicato molte precauzioni per escludere la contaminazione da PCR e ha anche focalizzato su altri approcci alla ricerca e individuazione dell’XMRV. “Non è stato pubblicato nulla che smentisce i nostri dati”, ha commentato.
Persino alcuni specialisti si sono confusi sul significato dei nuovi risultati. Vincent Racaniello, un professore di microbiologia presso la Columbia non implicato nella ricerca, ha presentato le sue scuse sul suo Virology Blog per aver detto che questo avrebbe significato “l’inizio della fine” per l’ipotetica connessione tra i virus e la sindrome d’affaticamento cronico.
Avendo prestato maggiore attenzione alla questione, scrive Racaniello, ha realizzato che i nuovi studi “dimostrano che l’identificazione dell’XMRV è soggetta a problemi di contaminazione, ma non implicano difetti negli studi pubblicati in precedenza.” Racaniello aggiunge, “Se io ho avuto delle difficoltà ad interpretare questi studi, come farà la popolazione non scientifica?”
Le agenzie federali sono divise sull’argomento. In un articolo pubblicato in Proceedings of the National Academy of Sciences ad agosto, dei ricercatori della National Institutes of Health e dell’FDA hanno trovato un nesso tra la sindrome della fatica e i virus MLV (non XMRV nello specifico). In contrasto, uno studio del Centers for Disease Control and Prevention è tra quelli che non hanno trovato alcun nesso.
I rappresentanti federali hanno organizzato due ricerche per risolvere questi contrasti, determinare se i virus XMRV e MLV sono potenziali patogeni umani, e per identificare metodi affidabili per trovarli. I pazienti sperano che l’incremento dell’attenzione porterà rapidamente alla ricerca su possibili cure, incluse prove cliniche su farmaci HIV, alcuni dei quali si sono dimostrati efficaci nell’inibizione della replicazione dell’XMRV in laboratorio.
La situazione movimentata ha creato un dilemma per pazienti con la sindrome d’affaticamento cronico e per i medici che li hanno in cura. Alcuni pazienti stanno cercando di curarsi con farmaci anti HIV, che i medici possono già prescrivere legalmente nonostante il fatto che la FDA non li ha ancora autorizzati per questo scopo.
Molti medici e ricercatori dicono che è troppo presto prescrivere questi farmaci per la sindrome d’affaticamento cronico a causa dei possibili effetti collaterali, quali la soppressione del midollo, problemi gastrointestinali e problemi epatici e renali, tra le altre cose. Ma Michael Allen, uno scrittore ed ex psicologo a San Francisco, reso disabile dalla malattia da oltre 15 anni, dice che non esiterebbe a provare i farmaci nel caso risultasse positivo per un virus MLV.
 “Sembra accondiscendente quando le istituzioni mediche dicono che gli effetti sono troppo rischiosi e che dovremmo aspettare ancora” commenta. “Per come la vedo io non hanno una minima idea di quanto soffrono le persone come me con questa malattia.”

martedì 4 gennaio 2011

Preallarme

Uffaaaaa!!!! Come si dice a Roma, me la sono letteralmente tirata da sola. Mi sono svegliata con mal di gola, mal d'orecchio, occhi rossi e lacrimosi, ghiandole gonfie e non ho avuto altra scelta: mi sono rimessa a prendere antibiotici. Sono uno straccio, mi sento come in un'altra dimensione, quasi totalmente sconnessa dalla realtà. Mi sento la febbre, ma il termometro non è d'accordo e mi da 35,7 (boh!), dolori influenzali e una spossatezza incredibile. E qui la questione che mi assale di più è l'eterno dubbio su dove finisce il solito malanno di stagione e dove comincia l'influenza della CFS. Non ho la più pallida idea ma una cosa certa è che uscire di casa per fare un massaggio è semplicemente impossibile, e penso che Tito dovrà attendere a casa di mia madre per almeno un'altra settimana. La colpa è solo mia e non me la posso prendere con nessun'altro. Non è che mi pento veramente per essere uscita a Capodanno, ma ho questo senso di preallarme: ricaduta imminente, correre ai ripari.

Mi ricordo com'è stato facile per la CFS prendermi la prima volta. Ero deboluccia ed ero uscita da poco da un'influenza apparentemente di poco conto. Mi chiedo se la bestia vorrà approfittare della situazione per ristabilirsi e riprendere posizione e mi rendo conto di aver abbassato un pò troppo la guardia.

Basta stupide lacrime da coccodrillo, concentriamoci sulle buone notizie. Oggi delle mie care amiche - Tiziana Scotti e Lori Goracci -  hanno lanciato in rete uno spot ideato e girato da loro e un regista bravissimo - Alessandro Carlevaro - che è entrato nel concorso pubblicità progresso del Ministero della Salute per le Malattie Rare. La speranza è che questa pubblicità vinca il concorso e nel frattempo tocca a noi rendere questa pubblicità "virale" diffondendolo il più possibile in rete per aumentare i consensi. Come sempre, mi affido a voi. Diffondete, condividete, e inviate questo link a tutti i vostri amici. Non vi succederà nulla se non lo fate (non è mica una catena di S. Antonio) ma se lo fate saprete di contribuire a qualcosa di grande, e in fondo non vi costa nulla.

lunedì 3 gennaio 2011

Arriva il 2011

Il nuovo anno è arrivato, e quest'anno l'ho aspettato con un atteggiamento diverso. Negli anni passati sono stata molto attenta, risparmiando le energie, dosando le forze, andando in posti sicuri, dove tutti sanno come sto. Il posto che mi ha accompagnato da un anno all'altro dal 2007 al 2008 è stato il divano di casa di un nostro amico. Mi ricordo come all'epoca ero terrorizzata dal pensiero di uscire per paura di sentirmi male e quindi abbiamo optato per quest'opzione.  Dal 2008 al 2009 (quando ero rassegnata), ci siamo avventurati nel ristorante di cui parlo nell'articolo di Tu Style, dove sono svenuta una volta e mi sono sentita male numerose volte e dove oramai eravamo di casa, e idem dal 2009 al 2010.

Quest'anno è stato un anno di evoluzione, l'anno dei massaggi, l'anno delle prove di miglioramento, l'anno delle conquiste personali (la febbre è assente da 5 mesi), e delle piccole conquiste pubbliche (la manifestazione, l'articolo, e questo blog). Anche se gli ultimi giorni non sono stati proprio i migliori, sono sempre stata convinta che quest'anno sarebbe andata diversamente. Non sapevo cosa avremmo fatto, e a dirvi la verità, visto il freddo e il raffreddore che si ostinava ancora a non mollare la presa, fino alla sera del 30 pensavo che avremmo passato il nostro primo capodanno a casa sotto il plaid come due vecchietti davanti alla TV con il cotechino. Ma ieri sera è arrivata una telefonata di una mia amica, Emanuela (citata tra le mie "Parole d'incoraggiamento da amici vicini e lontani"): "Valentina, riposati"..."Qui dobbiamo prendere la situazione in mano" parlava dal bar dove si erano riuniti tutti - tranne me- a decidere cosa fare. Devo dire che l'ha presa in mano la situazione...e come! Non so come, ma è riuscita a prenotarci un tavolo al Fico, un ristorante in pieno centro nei pressi di Piazza Navona.

Ero terrorizzata, ma eccomi qui. Il piano d'attacco è stato di uscire presto da casa per trovare parcheggio più vicino possibile al locale, per camminare il meno possibile e per poter tornare a casa in fretta in caso di bisogno. Il piano preventivo è stato far passare a prendere Tito la mattina del 31 in modo da non dover passeggiare e in modo da potermi riposare completamente domani e dopodomani. Il piano mio personale parte dall'abbigliamento: niente tacchi, niente di stretto che mi possa irritare i nervi e i muscoli, niente borsetta pesante, strati caldi di abbigliamento, e un regime stretto di "divano e letto" fino all'ultimo, fino all'orario di uscita. La settimana precedente avevo fatto un ottimo lavoro di preparazione, grazie al raffreddore e il mal di gola e al lavoro (almeno sono rimasta inchiodata al divano), quindi speravo di avere abbastanza carica in corpo per reggere...insomma ero terrorizzata ma determinata di seguire l'onda di ottimismo fino a riva. 

Terrorizzata insomma, ma anche molto felice di poter anche solamente considerare quest'opzione come una reale possibilità. Non è stato facile, ma anche questa è una conquista, avere abbastanza slancio per avventurarsi fuori dal noto e dal sicuro per affrontare il nuovo anno dal centro della mia città.

Volevo ringraziarvi, cari lettori, per tutto quello che avete fatto per me in questi mesi. Solo il fatto di sapere che ci siete mi fa sentire ancora più forte e ancora più tenace. Vi dirò che osservare le statistiche di quante visite ci sono al giorno è sufficiente per tirarmi su di morale nei momenti più brutti e per ricordarmi che per ogni avventura che passo fuori dalle 4 mura di casa, so che posso contare su di voi per ascoltarmi quando soffro le conseguenze delle mie "follie".

Le conseguenze di questa "follia" sono state un sonno profondo fino al pomeriggio del 2, interrotto solo da brevi risvegli per mangiare qualcosa, un ovvio peggioramento nel mal di gola, ma tutto sotto controllo. Domani ho un massaggio per cui spero di tamponare la situazione e tra oggi e domani ho intenzione di riprendermi anche Tito. Tutto sommato i miei livelli di energia oggi sono buoni, non normali ma buoni, e sono profondamente felice di aver trascorso il veglione in posto diverso, pieno di allegria e di spensieratezza, senza dover correre a casa e senza i contrattempi che mi aspettavo.

Spero che questa piccola prova di forza rappresenti una speranza per coloro che l'hanno persa e che il 2011 sia un anno di svolta nella ricerca per cure definitive e metodi diagnostici efficaci per la CFS. Nel frattempo voglio consigliare a tutti di fare una prova con i massaggi (parlatene prima con il vostro medico curante, mi raccomando, e trovate un massaggiatore professionista!!) linfodrenanti - metodo Vodder - perchè senz'altro devo a questa cura le mie conquiste recenti. Siamo tutti diversi, e non è detto che abbiamo tutti le stesse reazioni, ma spargere la voce su questa tecnica di combattimento del nemico mi sembra il minimo che possa fare.

Ho intenzione di sottoporre questa mia esperienza all'attenzione del Prof. Tirelli, per cercare di capire meglio la scienza dietro a questo miglioramento del tutto inaspettato, e vi farò sapere di più nei prossimi giorni.

Buon inizio a tutti e ci vediamo prossimamente su questi schermi!

martedì 28 dicembre 2010

Dall'altra parte delle feste

Sono sopravvissuta, o quasi, alla maratona di 3 giorni. Non so come, ma ci sono riuscita. Ieri ho passato la giornata a fare quello che ora ho ribattezzato il "poltrimento professionale", ossia rimanere in posizione orizzontale il più lungo possibile a vedere una puntata dietro l'altra di "Al passo con le Kardashian" (tv demenziale ma frivolosamente leggero) su E! Oggi non sarebbe andata molto diversamente se non avessi dovuto lavorare (sempre orizzontale s'intende). Le avvisaglie di cedimento sono arrivate la sera di Santo Stefano - giramenti di testa, sensazione di nausea, che io ho prontamente ignorato, sgranocchiando un Malox, annusando aceto e ciucciando grani di sale grosso,  insieme alle insinuazioni di mia cognata che ero incinta. Magari!! A dirvi la verità ci stavo sperando pure io: tutto pur di credere che i giramenti di testa potessero essere attribuiti a qualcos'altro. Purtroppo (o per fortuna, chissà) non è così, e oggi mi ritrovo con la mia spossatezza, la madre di tutte le mestruazioni (scusate maschietti in ascolto, ma spero di poter attribuire un po di spossatezza a loro), e, come se non bastasse, mi è tornato il mal di gola contro la quale stavo combattendo con gli antibiotici, quindi, anche grazie al lavoro urgente da completare entro giovedì, l'appuntamento con il massaggio è saltato fino ad una data da stabilirsi. Questa gola si deve assolutamente calmare, e devo guadagnarmi la pagnotta prima di uscire a ricominciare la ristrutturazione corporale prima di Capodanno, ma anche (più importantemente) per cercare di non sentirmi più vecchia di quella che sono in tempo per il mio compleanno il 10 Gennaio (buon proposito per l'anno nuovo n.1).
Pensieri terrorizzanti a parte, oggi mi ha contattata una collega, nel doppio senso della parola. A quanto pare non sono l'unica traduttrice con la CFS! Una gentilissima mail mi è giunta da una persona che ha letto l'articolo su Tu Style, e che come me ha dovuto smettere di lavorare in piedi (lei faceva l'interprete - una professione che mi ha sempre affascinata e che ho avuto modo di svolgere solo per poche ore da quando sono malata). E' stato un incontro virtuale molto positivo e sicuramente una conoscenza da approfondire.

Voi come siete sopravvissuti alle feste? Come state recuperando?

Io penso che dopo tutto questo lavoro (ben 16 pagine completate in meno di 5 ore- si, sono brava!), mi sia meritata un po di recupero casalingo nella vasca...Ale torna tardi perchè va fuori a cena, quindi ho il governo assoluto sul telecomando e sugli avanzi che giacciono in frigo e ho intenzione di approfittarne.

venerdì 24 dicembre 2010

Regali Lastminute e Low Budget

Ciao Bellissimi!!
Sapete che non sono stata tanto bene in questi giorni, ma sono felice di dirvi che sono riuscita a chiudere la pratica regali in poco meno di 1 e mezza con un budget mini mini, e tutto ciò nel raggio di 1 km da casa! Come ho fatto? Prendete nota ....

Non è mai una buona idea sprecare le preziose energie prima delle feste. Questo periodo, di costanti pranzi, cene e riunioni familiari, impone un risparmio energetico non indifferente. Oltre a questo problema, metteteci anche la crisi economica, e abbiamo un doppio risparmio imposto e molto poco spazio di manovra. In realtà, con i parenti di Alessandro, che vedrò stasera alla cena della vigilia, siamo rimasti d'accordo di non fare regali quest'anno. Il problema è questo: senza un minimo di spesa natalizia, mi riesce difficile entrare nello spirito delle feste...non lo so, sarò un perfetto prodotto di questo mondo commerciale e globalizzato, ma per me il Natale proprio non è un vero Natale se non riesco a fare regali a nessuno.

Dopo una giornata passata da eremita ieri, inchiodata al divano e computer per non sprecare una goccia di benzina, oggi comunque sarei dovuta uscire per prendere i tortellini che si consumeranno il 26 - 3 chili (saremo pure in crisi ma al cibo non si rinuncia mai)!!! In attesa del pacchetto, mi vado a sedere al bar accanto e mi balena un'idea geniale per i parenti più giovani: Biglietti della Lotteria e Gratta e Vinci!! In un certo senso non è un vero e proprio regalo, perciò ho rispettato i termini delle misure anticrisi, ma allo stesso tempo non sono a mani vuote.

Proseguendo per la strada, mi sono fermata nel posto dove spendo la maggior parte del mio tempo quando sono fuori dalle 4 mura: eh già...dall'estetista. Io e la signora siamo diventate amiche negli anni e mi ha fatto degli sconti molto generosi per i pacchetti di bellezza, e quindi ne ho comprati 2 per un paio di parenti più "mature" (non faccio nomi) che abitano in zona, e a cui tengo in particolar modo a fare un regalo un po speciale per tutte le cose che hanno fatto per me quest'anno. Oltre a questo ho comprato un foulard (dalla vetrina dell'estetista) per un'altra parente. Il bello è che da tutta questa "generosità" sono riuscita a ottenere una manicure in omaggio...è proprio vero che l'altruismo paga sempre ;-)

Ora vado a finire di riposarmi... Vi auguro una buona vigilia. Vi auguro di non dover cucinare, di farvi coccolare da amici e parenti, di ricevere tutto l'amore (e perchè no, anche qualche regalo) che vi meritate.

giovedì 23 dicembre 2010

Comunicazione di servizio

L'articolo pubblicato da Tu Style questa settimana, è disponibile sul sito del Professor Umberto Tirelli, il quale ha fornito il suo parere da esperto per l'articolo.

Il 23 dicembre: preparazione psicologica

Tipicamente, appena arriva il 1 Dicembre, per me inizia il countdown all'equivalente della Maratona di New York. E' il mese che apre tutta una serie di date importanti.

Prima tra tutte: L'Immacolata. Non perchè sia particolarmente religiosa, ma perché ironicamente io e Alessandro ci siamo conosciuti sei anni fa durante la notte tra il 7 e l'8 dicembre . Eravamo in discoteca, era circa l'una e mezza di mattina, ero al bancone a ordinare un drink quando si è fatto avanti e mi ha offerto il primo Cuba Libre di una lunga serie. Contro ogni senso comune del pudore, e nonostante le mie riserve sui ragazzi che rimorchiano al bancone, da quella serata è nata la storia più lunga in assoluto della mia vita. Insomma questa data, di solito la passiamo coccolati a casa a fare l'albero di Natale, con relativa tranquillità, coscienti che questo giorno apre le danze allla stagione delle festività, follia frenetica e completo caos.

Di solito, per qualche strano meccanismo spazio-temporale, il tempo si accelera a partire da quella data e tutto ad un tratto mi ritrovo al 23 dicembre e non ho ancora fatto un regalo!

Beh, non è completamente colpa mia... Venerdì scorso mi sono beccata un'infezione alla gola e un raffreddore, complice una mia passeggiata tra casa mia e l'estetista nella neve. Una scena tragicomica, vi giuro. Vedete, a Roma non siamo per niente abituati alle precipitazioni in generale, ma quelle nevose in particolare. Non intendo solo psicologicamente, ma per quanto mi riguarda non ho neanche il guardaroba adatto! Per ovvi motivi, sono parecchi anni che non mi passa neanche per l'anticamera del cervello di andare in montagna a sciare, quindi non c'è nessun motivo valido per la presenza di scarpe adatte alla neve nella mia (seppure vasta) collezione di scarpe. Ero tentata di annullare e godermi la neve dalla comodità del mio divano sotto il plaid, ma i massaggi sotto le feste sono di fondamentale importanza per preparare il fisico all'onda d'urto di familiari, pranzi e cene di rito.

L'unica soluzione abbastanza calda, e la mia scelta finale prima di affrontare il mondo esterno, era il paio di stivali alti imbottiti (senza tacco ovviamente) indossati con una calzamaglia di lana, jeans, tripla maglietta, maglione di lana, e un piumino simile a un sacco a pelo, cappello e guanti di lana. Appena esco dal portone mi rendo conto di aver fatto una vera cavolata: avevo pensato al freddo, ma non al ghiaccio, quello strano fenomeno che si presenta quanto il termometro scende sotto zero. Scendere gli scalini lungo l'ingresso del condominio è stato avventuroso a dire poco: sono riuscita ad evitare la morte ricordandomi di piazzare i piedi e il corpo in parallelo alla montagna (le parole del mio istruttore di sci quando avevo 8 anni) e scendere piano piano con passetti piccoli piccoli. Mi ero scordata della totale assenza di componenti di attrito sulla suola degl stivali, e ogni posizione diversa avrebbe avuto l'effetto pista di pattinaggio. Insomma, invece di durare 2 minuti e mezzo, quella passeggiata è durata 20 minuti.

Tutto questo per spiegarvi perchè tutt'oggi sono sotto antibiotico e non ho ancora fatto un regalo. La buona notizia è che la febbre non è tornata e che sono già migliorata parecchio. Oggi mediterò su delle soluzioni lastminute e inizierò a prepararmi psicologicamente ai prossimi 3 giorni, che si possono riassumere in poche parole: il 24 a cena dalla zia di Alessandro, il 25 dai miei genitori per il pranzo di Natale, e il 26 (udite udite) tutti a casa mia!! Ogni evento prevede la partecipazione di non meno di 18 persone, non meno di 6/7 portate, e (per fortuna) non è previsto che io cucini per nessuno dei suddetti pasti.

Starò seduta per una media di 5 ore a pasto a farmi imbottire come un'anatra da fois gras e cercherò di non pensare alla futilità dei miei tentativi di dieta nell'arco dell'anno. Si capisce, si esce da questo tour de force con almeno 4 chili in più, il fegato leggermente ingrossato e una rinnovata allergia ai tortellini in brodo, ma le tradizioni sono tradizioni, e ho imparato a non entrare nel panico...respira, espira, respira, espira...ecco, mi è già passata.

Voi cosa temete di più durante le feste? I vostri momenti preferiti quali sono?

mercoledì 22 dicembre 2010

Tu Style!!

Ciao a tutti!!! N'è passata di acqua sotto ai ponti da quando vi ho scritto per l'ultima volta, lo so. Mea culpa. Questi mesi sono stati una frenesia dal punto di vista lavorativo (per fortuna) e, in tipico stile CFS, non si può fare tutto e la priorità va data alle cose più urgenti. Non riuscivo a finire la traduzione di un contratto e poi mettermi a scrivere un articolo sul blog, anzi, il computer non lo volevo neanche accendere! Il lavoro ha avuto effetti molto positivi sulla salute, in quanto mi teneva inchiodata al divano e, insieme ai massaggi, questo mese ho potuto dedicare il mio prezioso tempo libero e tempo di tregua con la CFS ad attività piacevoli con amici, con Alessandro, senza soffrire troppo.

Il periodo Natalizio ha sempre rappresentato per me un momento di bilanci, soprattutto dal punto di vista della salute, e devo dire che, nonostante tutto, il trend per il 2011 appare essere in salita. E' esattamente un anno che mi sottopongo a massaggi linfodrenanti e non posso fare altro che cantare le lodi di questo metodo per tenere a bada i sintomi della bestia. I livelli di energia non hanno raggiunto la normalità, devo dormire ancora molto e devo comunque dosare le forze, ma i dolori sono diminuiti ancora di molto e stanno tornando con sempre meno frequenza. Che vi devo dire? Io non smetterò mai di fare i massaggi, e sto morendo dalla curiosità di sapere se questi effetti potrebbero valere  anche per altri pazienti.

Anche se non ho potuto fare molto sul fronte della campagna di sensibilizzazione in questi mesi, uno dei  risultati dei miei sforzi passati è uscito oggi in edicola. Vi ricordate il mio articolo "Malata.....ma con stile" ?Mandate subito la persona più abile oppure se potete andate in edicola prima possibile perchè oggi è uscito un articolo sulla mia storia e la Manifestazione di Roma su TuStyle Magazine della Mondadori. 2 pagine di un articolo scritto dalla mia amica Laura Muzzi, a colori con fatti chiari, personali e generali, ma VERI sulla CFS. A lei va la mia gratitudine e a voi un invito a far salire le vendite di questa rivista...almeno questa settimana. Costa 1 Euro.

Prometto che tornerò presto con altri articoli al più presto, e nel frattempo vi mando un bacio affettuoso.

mercoledì 10 novembre 2010

Quale sarà l'X factor per la CFS?

Come ho fatto qualche mese fa, eccovi un altro articolo tradotto dalla rubrica Health Blog della Wall Street Journal , di Katherine Hobson, sulla saga dell'XMRV. L'articolo è del 4 novembre.

E’ da oltre un anno che i ricercatori hanno trovato il retrovirus XMRV nel sangue di pazienti con la sindrome da stanchezza cronica. Ora la gente si chiede: quale sarà il prossimo passo per la X?
Il dibattito sulla verità del nesso tra l’XMRV e la CFS e altre malattie è tutt’ora vivace, principalmente perché alcuni gruppi hanno trovato il virus nel sangue di un’alta percentuale di persone con la malattia, mentre altri non sono riusciti a trovarlo in nessun paziente.
Un articolo pubblicato ieri (3 novembre, ndr) sul giornale Viruses, fornisce delle linee guida per i ricercatori per gli studi sul nesso tra XMRV e la CFS. Tutti concordano sul fatto che arrivare a un consenso sugli standard da applicare a questi studi è di importanza critica.
L’articolo è stato scritto da uno che sa cosa ci vuole per trovare l’XMRV – Ila Singh, uno scienziato dell’Università dello Utah che ha pubblicato un articolo sulla scoperta dell’XMRV in pazienti con il cancro alla prostata. Adesso sta lavorando su una serie di studi sull’XMRV.
Tra i suggerimenti della Singh: Gli studi devono includere un grande numero di pazienti, tutti diagnosticati secondo criteri ben stabiliti per la CFS. Anche il numero di persone sane utilizzati negli studi come gruppo di controllo dovrebbe essere alto e dovrebbero provenire dalla stessa zona geografica dei pazienti. Il sangue dei pazienti e quello dei controlli sani deve essere raccolto e analizzato allo stesso modo. I ricercatori non dovrebbero sapere a quale gruppo appartiene il sangue che stanno studiando, e bisognerebbe utilizzare più di un metodo per rilevare la presenza dell’XMRV.
Singh aggiunge che la ricerca “ideale” dovrebbe anche utilizzare almeno un metodo che ha già avuto successo per rilevare il virus in studi già pubblicati, anche utilizzando gli stessi campioni di sangue.
Kim McCleary, presidente della CFIDS Association of America, un gruppo che rappresenta la CFS, dice che l’articolo di Singh offre “un forte schema per ridurre alcune delle questioni contraddittorie nelle ricerche che sono già state pubblicate”.
Le linee guida arrivano al momento opportuno. W. Ian Lipkin, il cacciatore dei virus della Columbia University nominato dal governo per risolvere le questioni sull’XMRV, ha convocato una riunione per questa settimana. I rappresentanti del SSN Americano e le associazioni si trovano a New York per sviluppare una strategia per uno studio che vuole determinare se l’XMRV sia prevalente nei pazienti con la CFS.
Singh dice al Health Blog: “Ho inviato una copia dell’articolo ad Ian”.

Dunque la saga continua per trovare il famoso X factor e pare che in America siano proprio decisi a trovarlo....Qualcuno qui si è svegliato o vogliamo tutti stare a guardare? Scienziati italiani in ascolto: Datevi una mossa!!

La Stagione e lo Shopping

Sono entrata in un nuovo ciclo di vita, a quanto pare. Secondo le ultime 3 settimane d'esperienza posso avere un weekend "attivo" se faccio una settimana cauta. Non è più una storia di 1 solo giorno di attività durante il fine settimana con una settimana di riposo totale. Questo merita un voto di gratitudine ogni giorno: Ho aggiunto un carico sulla bilancia e pare che l'equilibrio regga....per ora.

Tra le varie "attività" intraprese questo fine settimana, il fatidico cambio di stagione. Eh già, quel triste addio a quei capi leggeri che ti hanno vestita durante l'estate e la fuoriuscita di tutta la maglieria di lana dai famigerati sacchi sottovuoto. E' evidente che l'anno scorso mi trovavo in un luogo mentale completamente diverso perchè ora ho il guardaroba tutto sfumato di marroni, beige, neri, verdognoli.....sono quasi assenti dei colori "veri" e ciò ovviamente non può andare. Quello che manca è una ventata d'aria fresca nel guardaroba - e lo shopping mi richiama come un istinto quasi naturale.

La domandona di questa nuova stagione e di questo nuovo ciclo è: Come? La bilancia reggerà il mattone del centro commerciale? O sarà meglio non abusare delle energie e prendersela invece con la carta di credito online? Un dilemma che ha tanti, ma proprio tanti fattori da ponderare: quanto posso camminare? quanti vestiti riuscirò a provarmi prima di sdraiarmi per terra nel camerino di Zara? quanto riuscirò a parcheggiare vicino all'ingresso? quante buste posso tenere? quanti negozi posso vedere? quante persone ci saranno alla cassa? Tutte domande apparentemente futili rispetto alla domanda clou: Quanto posso spendere? ma non è così....su ogni domanda ti giochi un pezzo di salute che, come tutti dicono ma pochi sanno, è la prima cosa.

Purtroppo l'unico modo per rispondere a tutte queste domande è provarci, e ieri è esattamente quello che ho fatto. Ero uscita da un massaggio e mi sentivo abbastanza in forma, quindi vado a casa della mia amica e portiamo sua figlia di un anno con noi al centro commerciale. Lo so, lo so, dico sempre che bisogna evitare questi luoghi di potenziale crisi fisica, ma è più forte di me: 220 negozi!! Ma come faccio a non andarci una volta ognitanto per provare qualche abito e allo stesso tempo provare le mie ali?

In breve i risultati della ricerca: Io e Fiore (la bimba di 1 anno) abbiamo più o meno gli stessi livelli di resistenza. Dopo 1 ora, in cui ho sprecato energie a provarmi abiti che non mi sarei mai veramente messa (provare abiti nei camerini equivale più o meno a un'ora di pilates), lei iniziava a piagnucolare e io mi sono buttata sul primo divano disponibile nell'angolo caffé - almeno la bimba aveva il suo passeggino, non sapete quanto l'ho invidiata! Dopo una decina di minuti a ritrovare il fiato e a combattere con la testa che iniziava a girare, rincuorata da un muffin al cioccolato offerto dalla mia amica, ho usato gli zuccheri per un pò di shopping compulsivo. Ho comprato cose semplici, che sapevo avrei messo, e in serie: 2 paia di leggings di jersey, 3 magliette a maniche corte (stesso modello ma almeno tutti di colore diverso), e 2 paia di calze. Poco creativo lo so, ma non ero in grado di mettermi di nuovo in un camerino a fare ginnastica, e neanche Fiore poteva aspettare tanto, aveva fame poverina.

Oggi mi sono svegliata sapendo già che sarebbe stata una "non-giornata". Mal di tutto, fiacca, con veramente poca energia. Mentre ieri non la sopportavo, oggi sono quasi grata per la pioggia, che mi sta dando un'ottima scusa per rimanere a casa, con i miei nuovi leggings (un vero passe-partout) sotto le coperte. Mi sa che il prossimo giro di shopping sarà su internet, ma la sfida con il grande centro commerciale non è finita qui!!

Voi come affrontate la nuova stagione? Quali sono i pezzi "must" del vostro guardaroba?

sabato 6 novembre 2010

Allarmismo Materno

Ciao a tutti, ho deciso di dare un segno di vita a quelli che, come mia mamma, mi pensano ancora in una morsa dolorante come nel mio ultimo post. Mamma è in India in questo momento, in una bellissima e nobile missione a Calcutta per insegnare inglese ai bambini di strada della città di Santa Madre Teresa. La Onlus inglese per cui lavora si chiama Future Hope (Speranza Futura), e regala appunto la speranza di un futuro attraverso l'educazione e lo sport.
Mamma, dall'altra parte del mondo, ha probabilmente letto le ultime novità del blog e stamattina mi arriva una mail con la promessa di tenermi Tito un'altra volta appena torna per un mese. Grazie mamma, ma sono fierissima di dirti che sono riuscita a tirarmi fuori dal buco da sola (con l'aiuto di Ale) e, dopo una settimana di recupero, sono tornata ad un livello accettabile di forze. Tu divertiti e cerca di non stancarti troppo.... Ora si dovrebbe trovare in un escursione a Darjeeling, dove coltivano il thè che a me piace tanto in alta quota.
Ora mi alzo e vado a portare Tito a spasso...che anche oggi è uscito un bel sole ed è un peccato non sfruttarlo.

giovedì 4 novembre 2010

I Ricordi e il Caso

Parlando con altri, mi rendo sempre più conto di quanti percorsi assurdi si fanno per arrivare ad avere una diagnosi, di quanto il destino del paziente sia legato alle possibilità che ha, al caso e...già: al caso. Così ho pensato di copiare e incollare alcuni stralci di un libro che ho cominciato a scrivere tempo fa (mai pubblicato ovviamente), prima ancora d'intraprendere questo blog, così, per raccontarvela tutta e magari per scambiarci qualche esperienza.
(Dopo la comparsa sempre più insistente di sintomi e dopo essere andata in malattia dal lavoro - dopo Pasqua del 2007)
"Passai le giornate nella preoccupazione più assoluta. Più che altro frustrata perché la febbretta non si trasformò mai in un febbrone da cavallo decente eppure ero confinata negli spazi del mio monolocale. Non ero abituata a questo, con 37.2 spesso e volentieri stavo comunque in ufficio e non era concepibile per me dover delegare tutto ad Alessandro. Era una sensazione fastidiosa e talmente strana da non permettermi di dormire una volta riappoggiata sul cuscino. Dopo tre giorni di questa vita fatta di letto e televisione, mi decisi a finalmente uscire di casa, prendere la macchina e andare dal medico di base vicino a casa dei miei, anche perché dovevo farmi certificare la malattia per il lavoro. Chiamai lo studio e presi un appuntamento per le 4 di pomeriggio, decidendo contestualmente di andare dai miei per pranzo. Fu in questo tragitto che ebbi un’esperienza inquietante. Fortunatamente vicino alla fine del percorso e, ringraziando il cielo, su una strada poco trafficata, improvvisamente mi sentii girare la testa e le braccia cedevano, e nel giro di due secondi sono finita sul marciapiede come per magia, lenta, illesa. Arrivai non so come a casa e decisi di dover essere accompagnata dal medico e poi successivamente a casa. Quella fu l’ultima volta che mi misi al volante. (Naturalmente adesso ho ripreso ndr)
La prima analisi fu un semplice emocromo. Risultato: evidenziava una linfocitosi, che, in italiano, sta per un’infezione in corso. Si aprì, dunque, la caccia al batterio o microbo colpevole. Imparai a prepararmi alle malattie più imbarazzanti, gravi, e mortali al mondo. Oltre ai virus più conosciuti, mi si aprì un mondo di possibili disgrazie dell’essere umano, e donai ogni tipo di secrezione, liquido e tessuto ai fini delle indagini sempre più accanite dei vari specialisti a cui venivo periodicamente inviata dal mio medico di famiglia. La battaglia era senza esclusione di colpi poiché agli infettivologi piace molto il paziente tornato recentemente da luoghi tropicali quali la Tailandia (dov'ero andata in vacanza quattro mesi prima), e si eccitano alla possibilità di curare un oscuro microbo asiatico più di ogni altra cosa. D’altronde anch’io ero persuasa che si dovesse trattare di un problema “alla Dr. House”, soprattutto perché avrei desiderato dare una forma di spiegazione soddisfacente in ufficio al mio ritorno. Mio padre aveva coinvolto un suo amico medico nella caccia, un gastroenterologo, con il quale dovetti lottare per evitare una brutta esperienza di medicina preventiva per via anale. Il mio apparato digerente era l’unico che apparentemente funzionava alla perfezione e non avevo nessuna intenzione di farmelo rovinare. Questo medico però si rivelò essere di fondamentale importanza perché capì che la mia situazione avrebbe potuto essere uno strascico dell’influenza intestinale del mese scorso, e che in tal caso sarebbe stato opportuno consultarsi con un medico di Aviano per un possibile caso di stanchezza cronica, un suggerimento che all’epoca non venne preso in considerazione.
Purtroppo il mio medico di base, giustamente preoccupato per la mancanza di riscontri in campo infettivo, dovette dirmi di fare indagini per escludere quello che secondo me è IL mostro più temuto. Me lo disse piano, usando un eufemismo, che la linfocitosi poteva essere un segnale di “malattie del sangue”. Non dovette fornire ulteriori informazioni, capivo già che ci fosse il sospetto di linfoma o leucemia, visti i miei linfonodi ingrossati e l’assoluta fiacchezza delle mie energie. Purtroppo fare queste indagini non è una procedura celere ne resa facile dall’attuale sistema ospedaliero. Vedete, in casi di malattie così gravi, vedere un medico competente è di assoluta importanza e tutti sono disposti (giustamente) a fare di tutto per avere il primo appuntamento. Trattandosi di Roma, la capitale, i pazienti, sia locali che nazionali (anche internazionali, a volte) con tumori del sangue si polarizzano attorno al Policlinico Umberto Primo e lì ognuno usa le armi che ha: parentela, raccomandazioni o il vile denaro. Le pratiche “intramoenia” erano ovviamente privilegiate e mio padre sapeva da chi farsi raccomandare e i 100 Euro che sarebbero serviti fortunatamente non erano per lui un problema. Pur essendo un uomo integro, corretto, e dei principi più forti che io conosca, neanche lui poteva aspettare mesi per sapere se sua figlia avesse o meno la leucemia, quindi pagammo, come tutti gli altri che se lo potevano permettere, per una visita immediata. Lo specialista cominciò a tastare sapientemente tutti i linfonodi, chiedendomi nel frattempo se ero felice, serena o se mi sentivo in qualche modo depressa. “Certo, non sono felice adesso e sono molto preoccupata, a dirle la verità non dormo la notte adesso, ma prima ero letteralmente felicissima”, risposi (non letteralmente ma qualcosa del genere, non è facile dire quanto vada bene la vita quando cercano in te un tumore). Proseguì chiedendomi se avevo febbriciattola (sì), sudorazione notturna (sì), e la natura della stanchezza. Prescrisse le analisi del caso, che grazie al suo nome sull’ordine, sarebbero state pronte solo in una settimana.
Quella settimana mi è sembrata la peggiore attesa della mia vita. Mi svegliavo di notte che piangevo nel sonno, Alessandro era diventato taciturno e il suo sorriso che mi aveva accompagnato nelle indagini più “leggere” era sparito, ma cercò di confortarmi in ogni maniera possibile. In quel periodo cercai in ogni modo di sperimentare con le mie forze e di cercare di distrarmi. Prendevo taxi da casa al bar semplicemente per stare vicino alla gente, anche se riuscivo solo a stare seduta, muta a trattenere le lacrime. Tentai persino di uscire a cena qualche volta, ma mi ritrovai spesso a dover rientrare di corsa a casa per improvvisi cali di pressione e nausea.
Sono stata contenta di ricevere finalmente gli esiti negativi degli esami, ma non potei gioire come avrebbe fatto qualunque altra persona normale, perché se era vero che non avevo una leucemia o linfoma, era anche vero che mi ritrovavo sempre nella stessa situazione di non sapere ne cosa avessi, ne come curarmi.
Chiesi di essere riferita ad un altro infettivologo famoso, sempre dello stesso ospedale, il quale, dietro pagamento delle oramai consuete 100 Euro, le mie analisi alla mano, mi disse in tutta franchezza di non avere idea di quale fosse la causa della mia spossatezza cronica e che, per difendermi da un’eventuale infezione latente, avrei dovuto prendere un anti-infiammatorio al giorno per precauzione. Provai questa soluzione per qualche giorno ma sospesi immediatamente quando cominciarono i crampi lancinanti allo stomaco.
E così entrò in campo un immunologo. Tramite un’amica di Padova, il padre della quale era primario all’ospedale, ottenni un appuntamento con un immunologo specializzato in malattie genetiche ed autoimmuni, presso uno dei centri di eccellenza in questo campo. Si presentò per la prima volta il problema del così detto “viaggio della speranza”. Con il fare di emigranti in cerca di un futuro migliore, io e mia madre partimmo dalla Stazione Tiburtina a bordo di un Eurostar verso il Veneto. Non eravamo emigranti qualunque, e mi accingo a spiegarvi il perché. Vedete, non è possibile per una persona nelle mie condizioni –specialmente in fasi acute della malattia - trascorrere tante ore in piedi, ne in posizione seduta, quindi era necessaria una carrozza di prima classe, dove mi potevo stendere e vicino alla carrozza ristorante per poter accedere ad acqua e membri dell’equipaggio del treno con facilità. Era inoltre necessario spiegare e documentare all’INPS che ero fuori città non per piacere ma per questioni di salute, quindi ogni titolo di viaggio, scontrino e ricevuta era da conservare gelosamente e spedire all’Autorità. Arrivate a Padova, io distrutta dal viaggio, alloggiammo presso un convento di suore, non perché di fede cattolica, ma perché era l’unica struttura rientrante in un budget accettabile abbastanza vicino all’ospedale.
La mattina seguente ci alzammo presto e, dato che non avevo provato a camminare in moltissimo tempo, e visto che la struttura era ad una distanza irrisoria dal nostro alloggio, consentii ad una breve passeggiata. Mai ci fu una passeggiata così triste … mi trovai sfiancata al primo incrocio e mia madre, sessantenne, dovette rallentare il passo, forse per la prima volta davvero cosciente della natura della mia stanchezza. Piano piano, arrivammo all’ingresso e mi ritrovai presto in una situazione familiare. Sdraiata, con uno specialista che mi poneva domande simili e tastava i miei linfonodi. Dopo la visita mi diede una lista interminabile di analisi da fare, alcune nuove e alcune già effettuate, e intanto mi diceva che avrebbe prenotato una PET-TAC presso il centro di Vicenza, per escludere forme tumorali non rilevate dalle analisi del sangue. Dato che oramai eravamo a metà luglio, l’unica cosa da fare era di fare le analisi a Roma, che comunque, essendo assai complesse, avrebbero sicuramente fornito esiti a settembre, e di fare la PET-TAC alla fine dell’estate. Inoltre mi consigliò di prendere un appuntamento con il Prof. Tirelli per valutare se avessi o meno una sindrome detta stanchezza cronica. E così tornammo con i compiti da fare a Roma e con un ulteriore spavento nel cuore, proiettato come un’ombra dall’imminente PET-TAC e che mi avrebbe perseguitata per tutta l’estate.
Il primo contatto con Tirelli fu alquanto bizzarro. Chiamai il Centro Oncologico di Aviano per informarmi su eventuali procedure per una visita in loco, ma la segretaria mi informò che il Professore sarebbe venuto a Roma la settimana successiva, il 24 luglio, e che dovevo portare tutte le mie analisi all’Hilton presso l’aeroporto di Fiumicino, dove il Professore aveva una suite per ricevere pazienti. Sentendo una puzza di marcio, andai accompagnata da entrambi i miei genitori. Alla reception confermarono che in effetti il Professore era nella sua suite e che fuori avevano allestito una saletta di attesa. Arrivammo al quinto piano, fino alla famosa sala d’attesa, già quasi piena di pazienti come me, tutti con una faccia perplessa, con un’abbondante cartella clinica in attesa di essere chiamati dal luminare. Io non sapevo cosa sperare, mi ero documentata online sulla stanchezza cronica e non avevo nessun desiderio di sentirmelo dire. Eppure tutti i miei sintomi puntavano dritti a quella conclusione, però non avevo ancora raggiunto la soglia minima per la durata dei sintomi di 6 mesi, me ne mancava ancora uno (e mezzo) ed ero determinata a non farcela. Mi dicevo che piuttosto preferivo una diagnosi più brutta ma curabile, perché avevo letto che non c’erano cure e che i pazienti affetti dalla CFS non guarivano quasi mai.
Tirelli, una volta completata la solita visita ai linfonodi (questa volta sul letto della suite e non sul lettino medico), le solite domande ed una sfogliatina al tomo di analisi e lastre portate di peso da mia madre, fu abbastanza deciso ad escludere malattie del sangue o tumori di qualunque natura. Mi disse di comunque procedere con le analisi genetiche consigliate a Vicenza ma che la PET gli sembrava una perdita di tempo. Tirammo tutti un sospiro di sollievo, ma dentro di me sapevo cosa volesse dire, e glielo chiesi di getto: “Secondo lei ho la stanchezza cronica”? Rispose che era probabile che avessi la stanchezza cronica post-infettiva (probabilmente causata dall’influenza intestinale), al che riportai le esperienze di svenimento prima ancora dell’influenza e disse che questi episodi non erano necessariamente correlate alla diagnosi. Vada in vacanza dopo aver fatto le analisi, poi ci rivedremo e valuteremo la situazione. Mio padre era felicissimo (lui l’aveva sempre saputo ecc..) e rilassato fin quando il Professore presentò il conto. Senza dire una parola, tirò fuori il libretto di assegni e firmò per una cifra a dir poco consistente.
Andai al Gemelli per fare i prelievi precritti dal medico di Vicenza, tanto per cambiare aria. Le analisi necessitavano di oltre 5 fialette di sangue e l’infermiera stessa rimase stupita. Spiegai che forse avevo una malattia autoimmune perché ero sempre fiacca e lei mi guardò in faccia per la prima volta. Anche lei era affetta da una malattia di questo genere, e quando le chiesi come faceva a lavorare tirò un gran sospiro e disse di non avere scelta, che faceva turni part-time e il resto del tempo rimaneva a letto. Concluse con un monito però: non ti crederà nessuno.
Non fu una rivelazione per me, già avevo sperimentato sulla mia pelle cosa volesse dire l’incredulità della gente. Dall’ufficio arrivavano continue richieste del tipo “ma insomma, si può capire cos’hai?!” da parte del personale e le visite dell’INPS erano diventate così regolari che il medico addetto agli accertamenti si divertiva a proporre possibili ipotesi sul mio caso. I miei stessi amici, dopo i vari spaventi, cominciavano ad insinuare, anche benevolmente, che fosse tutto nella mia testa. Io stessa, a volte, dubitavo della mia stabilità mentale, dopo quattro mesi a cercare qualcosa che non mostrava segni di volersi palesare.
Fu così che chiesi a mio padre di trovarmi uno psichiatra disposto a sentirmi i primi di agosto. Ed è esattamente quello che fece. Era una delle ultime spiagge, una sorta di rincorsa ad una risposta prima dell’estate. Volevo intensamente che qualcuno mi dicesse che era tutto nella mia testa e che con una terapia comportamentale sarei tornata alla vita di prima. Così mi ritrovai ai Parioli, in uno studio della Roma bene, seduta su una poltrona confortevole di cuoio a vuotare il sacco di tutte le possibili fonti di stress che forse avrebbero potuto provocarmi questa reazione. “Confessai” che forse era davvero la promozione che mi aveva procurato questo stress latente, e che forse lo avevo represso così provocando la mia malattia. Postulai persino che forse il trasloco in un monolocale con Alessandro mi aveva colto impreparata sul lato emotivo e che forse reagivo a questi disagi. All’epilogo del mio sfogo, in cui consumai svariati Kleenex, pregai il psichiatra di dirmi che ero davvero pazza e che tutto ciò poteva finire con una terapia farmacologica. Seguì una risposta che in me destò una rabbia incontenibile. In breve, il medico riconosceva una totale assenza di depressione o forme di ansia, ero sana di mente e non reprimevo un bel niente. TUTTAVIA, mi disse, “provi ad andare in vacanza e, se i sintomi migliorano, allora sarà che tutto ciò è dovuto allo stress, altrimenti prosegua con le indagini mediche”. In poche parole mi diceva di non sapere e, un centinaio di Euro più leggera, mi augurò buone ferie.

Si capisce, al rientro dalle vacanze (durante le quali erano comparse anche i dolori della fibromialgia), ritrovai tutto come prima, alcune analisi erano già pronte ma altre attendevano ancora delle risposte, e la data prenotata per la PET-TAC si avvicinava sempre di più. Non sapevamo se affidarci all’opinione di Tirelli e di cancellare l’appuntamento, ma tanti altri medici che i miei avevano interpellato consigliarono di farlo per togliere ogni dubbio possibile circa la presenza di malignità, che spesso non sono percettibili nelle analisi del sangue. Così decisi di procedere, destinazione: Vicenza.
Vi sembrerà strano, questo viaggio per un esame così complesso nella presenza di una valutazione contraria di un luminare, ma dovete capire quanto io fossi convinta che non potesse essere una malattia così sconosciuta e strampalata ad affliggermi. Desideravo una risposta più definita, ed ero irrazionalmente accanita sul fatto che stessi morendo, altrimenti perché questo cambiamento così radicale, questa sensazione di essere invecchiata improvvisamente di cinquant’anni ? Sapevo che non avrei potuto perdonarmi per una svista così macroscopica e riposarmi adeguatamente se non avessi ottenuto la certezza assoluta e scientifica che non c’erano altre risposte plausibili.
Così mi ritrovai stesa sulla barella nella sala d’attesa per la PET. Ero attaccata ad una flebo di liquido di contrasto, che altro non è che una soluzione zuccherina, miscelata ad arte per evidenziare focolai, anche minuscoli, di tumori,che metabolizzano più in fretta gli zuccheri rispetto ad altre parti del corpo. Le infermiere ci misero parecchio a trovare una vena, ero svenuta al primo tentativo e le mie vene apparentemente si erano ritirate, evidentemente riluttanti ad accettare quest’ennesimo ago che doveva entrare. Fissavo il soffitto, cercando di staccarmi mentalmente dai pazienti che mi circondavano. Ero stanchissima dal viaggio della sera prima, non ero riuscita a dormire la notte per i crampi e i nervi, e le lacrime oramai non tentavo neppure di asciugarle. Dopo un’ora a fissare il soffitto, finalmente era arrivato il mio turno e l’infermiera mi trasportò fino alla sala. Il macchinario era una cosa imponente, e mi sentii come in un sogno, dove mi ero trasferita in una realtà parallela di Grey’s Anatomy, solo che di solito nei miei sogni non sono il paziente bensì la protagonista, aggrovigliata in una tresca con il Dr. Stranamore. La TAC era identica, la sala anche, tutta bianca e sterile, e oltre il vetro vedevo un’equipe di medici che mi parlavano attraverso il microfono, tutti brutti e tutt’al più insignificanti. Ero seduta sulla barella, e l’infermiera m’infilava un camice di cotone dandomi istruzioni su come dovessi rimanere immobile, altrimenti avrei dovuto ricominciare tutto da capo.
Dentro il tubo ci si sente come in un’astronave, uno schermo in alto segnalava la posizione della mia testa rispetto ad un segnale luminoso. Cercai in vano di stare ferma, ma devo confessare che ad alcuni lievi spostamenti non potevo resistere, le gambe facevano troppo male, e il lettino non era certo comodo. I medici se ne accorsero subito e mi dissero, dopo mezz’ora dentro quel tubo ronzante, che avremmo dovuto ricominciare da capo sul serio. Stavolta mi sforzai più diligentemente, cercando di chiudere gli occhi e pensare che non ero veramente lì, ma sulla spiaggia in Puglia. Passarono i canonici 45 minuti e ben presto fui congedata con la promessa di avere dei risultati di lì ad una settimana. Mamma mi aspettava fuori nella sala d’attesa con un tramezzino, una bottiglia d’acqua e una banana, ma non vedevo l’ora di tornare a Roma.
Passare per quel tubo mi aveva cambiata, non ero più tanto sicura che una diagnosi, seppure vaga, di stanchezza cronica fosse la cosa più brutta che potesse capitarmi, dopo tutto Tirelli lo avevo sentito parlare in televisione, e volevo credere che lui, chi se altri, mi avrebbe trovato una cura.
Quando anche le ultime analisi, insieme alla PET, sono tornate negative, Tirelli, a seguito di anche un’altra visita per visionare i risultati, dichiarò la sua sentenza finale: ero affetta dalla Sindrome di Stanchezza Cronica post-infettiva, ed avevo già superato di un mese la soglia minima di presenza dei sintomi. Mi assicurò che i miei sintomi erano da manuale e che alcuni pazienti potevano beneficiare, anche significativamente, dalle cure.
Di solito si pensa che una diagnosi in qualche modo dia certezze al paziente, almeno così mi aspettavo. Hai mal di gola? Fai le indagini ed è tonsillite? Soluzione: tonsillectomia. E’ questa la cosa bella della diagnosi, ci si lancia subito in una cura che hanno già provato migliaia e migliaia di altre persone e se tutto va come previsto, si guarisce. La mia diagnosi però mi lasciò molto insoddisfatta da questo punto di vista, prima di tutto per il nome, Ero un caso da manuale poiché, mentre esiste una parte della popolazione che presenta questi sintomi senza alcun motivo, Tirelli pensava che facevo parte della categoria di persone (la maggior parte) che presentano questi sintomi dopo un’infezione. In ogni caso il mio sistema immunitario era come impazzito ed è per questo che avevo i linfociti alle stelle e le ghiandole gonfie. Tuttavia, a rigore di logica, e credetemi che so essere molto logica quando voglio, pareva poco credibile all’epoca e tutt’oggi che dei medici possano prescrivere farmaci per una condizione che conoscono così poco.
Ogni paziente reagisce in maniera diversa a terapie diverse e, anche se alcuni non reagivano per niente, alcuni, vista la sensibilità più elevata rispetto ad altri verso farmaci, gli effetti collaterali non si devono mai sottovalutare, anche perché non si tratta per nulla di farmaci leggeri. Tirelli, ad esempio, volle cominciare con una terapia di cortisone e integratori per qualche mesi, e seguire il progresso man mano che passava il tempo. Già capivo che andavamo per le lunghe e che qualunque soluzione eventuale non si sarebbe presentata subito.
Salimmo in macchina, già con una terapia in mano, avendo consegnato qualche centinaio d'Euro per la visita e sapendo di dover passare in farmacia a spenderne altri chissà quanti per le medicine che mi sarebbero bastate per alcune settimane. Da che mi ero accomodata in macchina con un sentimento di aver compiuto finalmente il passo della diagnosi, lungo la strada fino a casa mi cominciai a sentire sempre più triste, ma non volevo sembrarlo perché i miei genitori sembravano così felici di aver finalmente ottenuto una risposta definitiva. Arrivai a casa e mi buttai sul letto, buttando le lacrime che non avevo avuto il coraggio di piangere, sembrava che mi avessero dato 3 mesi di vita, e invece mi avevano detto che non sarei morta ma che la malattia era cronica … sembrava ammontare alla stessa cosa in fondo. Pensai al lavoro, alle cose che volevo fare e cercai di reagire perché non volevo che Alessandro mi trovasse così al suo rientro. Cercai di affidare la mia tristezza al forum di CFSItalia, che avevo già iniziato a frequentare prima delle vacanze, visto il suggerimento di Tirelli. Ma questa volta era diverso, non ero “possibilmente malata”, lo ero veramente. Cercai conforto riguardo alla terapia, ma non trovai nessuno che l’aveva fatta. Purtroppo invece mi rispose gente malata da oltre 10 anni, che mi dicevano di adattarmi e a imparare ad ascoltare il mio corpo, tutti consigli ottimi ma che non suscitarono il conforto che cercavo. Nessuno rispose “Sono guarito dalla CFS”, nessuno mi diede una speranza concreta, ricevetti tanta solidarietà, quasi condoglianze, che erano quasi confacenti al mio caso. Mi sembrava di sprofondare in una marea di disperazione, eppure non potevo lasciare che prendesse il sopravvento. Tra poche ore sarebbe tornato Alessandro e non volevo farmi trovare in quello stato …
Invece lo chiamai e comunicai la buona notizia della diagnosi e della terapia, era una speranza, seppure piccola, ma c’era. Appena attaccai provai a credere alle parole che avevo detto, l’atteggiamento psicologico era molto importante in qualunque genere di terapia, lo avevo imparato all’università, e tentai di trovare delle soluzioni pratiche per il lavoro: forse otterrò l’invalidità e ad aspettativa finita forse potrò cominciare almeno a lavorare part-time, forse non dovrò aspettare così a lungo, forse la terapia mi rimetterà in sesto, forse..
Vedete, un’altra cosa preoccupante che accade, a diagnosi consegnata, è la sensazione di essere finiti con un pugno di mosche in mano. Persino il medico più luminare del mondo comincia le sue frasi con “Possiamo tentare …” “Probabilità del 30%...” e “se tutto va bene …”, e tu lì sai che, a caccia finalmente chiusa, la preda non l’hai ancora ammazzata."
Mi scuso con voi, cari lettori, per questo "stralcio" così lungo, ma sentivo il bisogno di raccontarvi il mio percorso diagnostico per rassicurare coloro che magari sono appena agli inizi, e per confrontarmi con coloro che forse sono arrivati al "pugno di mosche" in maniera diversa. Per quanto possa sembrare lungo questo percorso, vi meraviglierete forse a sentire che io ho ricevuto una diagnosi in tempi da record, molti ci mettono anni! Perchè? Mah... le possibilità, la mia famiglia, già: il caso!