mercoledì 1 settembre 2010

Il cauto ottimismo

Beh, devo dire che ieri mi sono messa decisamente alla prova!
Ore undici del mattino mi sono ricordata - grazie Facebook - che quella sera si sarebbe festaggiato il compleanno di un mio amico. Peccato che non mi ero per niente preparata, ne fisicamente ne mentalmente, ad uno sforzo infrasettimanale. Meno male che avevo già un massaggio prenotato che forse mi avrebbe dato la carica necessaria per uscire, era il caso di rimettersi a letto e cercare di riposarsi prima in modo da minimizzare i danni. Ore 12: squilla il telefono - un amico per sottopormi al dibattito regalo: cosa compriamo, chi ci va, quanti siamo ecc.. e se per favore potevo coordinare le operazioni necessarie per trovare qualcosa che potesse andare bene. Siccome lui era in ufficio, Ale era al bar, e tutti quanti erano generalmente impegnati con le loro vite durante la giornata, era "ovvio" che l'unica che avesse abbastanza tempo per occuparsene fossi io. Ore 13: avendo accettato questo compito (cosa potevo dire? mi devo riposare oggi quindi me ne lavo le mani?), faccio il giro di telefonate per capire quanti eravamo a fare il regalo, raccogliere suggerimenti e quant'altro. Finalmente riesco a parlare con Ale, e riesco a scaricare questo barile di responsabilità. Soluzione: un nostro amico ottico sarebbe passato al bar quella sera per aiutarci a scegliere un paio di occhiali da sole. Comunicata la decisione ai partecipanti al regalo, mi rilasso e mi dico: Perfetto, ora mi riposo....ma com'è possibile?! Era già quasi l'ora del mio massaggio, e io non mi ero neanche lavata. Ora, avete presente la moviola? Ecco, questi sono i miei ritmi quando ho una certa fretta.
Riesco a sbrigarmi e arrivo al centro estetico con un mero ritardo di 10 minuti, e mi ritrovo ad aspettare per altri 15 perché i ritardi di vari appuntamenti si erano accumulati. Mi sarei sdraiata volentieri nella sala d'attesa, ma era piena di gente e non c'era posto, quindi me ne sto lì ad aspettare con una rivista pensando al mio letto con nostalgia. Ore 19:00: sono massaggiata, rilassata, e mi sento generalmente molto meglio. Meglio così, perché sento mia cognata e ho un'ora per prepararmi prima che mi passano a prendere. Entro a casa, prelevo il cane e lo porto fuori al giardinetto sotto casa sperando in "un'evacuazione" istantanea. Niente da fare, il giardinetto è pieno di altri cani ed è continuamente distratto dal suo compito perché ovviamente deve scambiare due paroline con ogni suo simile per la strada. Finalmente rientro a casa e infilo i jeans, una maglietta, e le infradito e sono pronta.
La festa si tiene in terrazzo, raggiungibile tramite una scala a chiocciola (ecco: nemico pubblico n.2 della CFS, dopo i supermercati di grande superficie, le scale), completate le quali mi fiondo modello tuffo carpiato sul primo pouf morbido che trovo e cerco di rallegrarmi del fatto che almeno non fa caldo e non mi devo preoccupare troppo per potenziali svenimenti, e che non porto i tacchi. Per la cena sono abbastanza in forma, i dolorini che s'insinuano nelle ginocchia resi più sopportabili dal Nero d'Avola servita insieme alla carne alla brace, e il regalo piace moltissimo al festeggiato, un successone.
Oggi provo un cauto ottimismo, perché è il primo settembre ed è praticamente un mese che non ho la mia fastidiosa febbriciattola, nonostante gli sforzi di ieri. Perché mi sono alzata per portare fuori il cane e, anche se per il resto del giorno ho dormito, dormito, dormito e basta, i dolori alle gambe sono moderati e non ho provato nausea e malessere generale tipico dei postumi di sforzi non programmati come questi. Scusate, faccio le corna (la scaramanzia è d'obbligo), ma posso sussurare che forse questa volta la CFS mi ha fatto uno sconto per lo strappo alla regola ferrea sulle uscite non programmate e che forse l'ho passata liscia, forse, vedremo domani...domani ho un altro massaggio e forse così mi comprerò la sua clemenza.

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